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Ciclo di Avviamento all’Atletica Leggera Paralimpica per un Atleta amputato monolaterale sotto il ginocchio neofita

 

Avviamento all'Atletica Leggera Paralimpica

L’australiano Don Elgin alle Olimpiadi di Atlanta 1996

Presentazione del caso

L’ambito del presente lavoro si riferisce ad un soggetto amputato neofita nella disciplina dell’ atletica leggera paralimpica, classe funzionale T44 (amputazione monolaterale sotto il ginocchio), con obiettivo la partecipazione a gare nella specialità dei 100 metri piani.

L’atleta è di genere maschile di 24 anni di età, è rimasto vittima di un incidente sul lavoro a seguito del quale ha subito l’amputazione dell’arto inferiore. A conclusione della fase riabilitativa ha attraversato un difficile periodo depressivo ed una inattività motoria-spotiva.

A 4 anni circa dall’amputazione, grazie all’avvicinamento allo sport, ha riscoperto nuovi stimoli ritrovato una notevole carica motivazionale intrinseca che lo ha portato ad avvicinarsi all’atletica leggera. Il suo vissuto motorio – sportivo ante infortunio lo ha aiutato nel riprendere l’attività sportiva con l’obiettivo di arrivare in pochi mesi ad un livello agonistico.

L’atletica leggera paralimpica è stata una delle prime discipline ad essere inserite nel programma agonistico paralimpico. Offrendo un’ampia gamma di competizioni ed il più grande numero di eventi competitivi (circa 170 gare alle paralimpiadi e più di 200 ai campionati mondiali), è in grado di attrarre il pubblico al pari dei Giochi Olimpici.

L’atletica paralimpica si compone di gare su pista, strada, insieme ai concorsi (salti e lanci) e prove multiple. Questo sport può essere praticato da atleti con disabilità intellettiva, fisica e sensoriale (CIP) e fa parte delle discipline nell’ambito della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali).

Nel prosieguo verranno descritte le peculiarità specifiche del caso in oggetto.

 

Studio Scientifico della Patologia

L’amputazione di un arto costituisce sempre una limitazione dell’autonomia più o meno accentuata in funzione della sezione corporea menomata. Negli ultimi anni le prestazioni sportive di atleti amputati hanno avuto un notevole incremento, grazie all’utilizzo di protesi sempre più performanti, frutto di studi e applicazioni scientifiche di altissimo livello. È notevole anche la ricaduta positiva di tale evoluzione nelle protesi da passeggio.

Applicare una protesi funzionale, inserendola efficacemente nello schema corporeo del soggetto amputato, consente spesso un soddisfacente reinserimento nell’ambiente familiare, lavorativo, sociale e sportivo con ottimi effetti sulla motivazione e l’autostima.

Ai fini sportivi sono state definite le seguenti classificazioni funzionali per l’ Atletica Leggera Paralimpica:

  • 40: acondroplasia e varianti. Non si tratta di una vera e propria categoria caratterizzata da un tipo di amputazione, ma da soggetti affetti da nanismo o patologie che inibiscono la crescita in altezza. Tale parametro è infatti il riferimento che permette di inquadrare gli atleti in tale categoria: i maschi non devono superare i 130 cm e le femmine i 125 cm. Per questa categoria le specialità previste riguardano solo i lanci (peso, disco e giavellotto);
  • 41: le caratteristiche sono le medesime che contraddistinguono la cat. 40, con la modifica dei parametri di altezza rispettivamente in 145 cm e 137 cm per maschi e femmine, anche per tale categoria le specialità sono solo i lanci;
  • 42: amputazione monolaterale sopra o attraverso il ginocchio ed equivalenti. Anche l’amputato bilaterale con le stesse caratteristiche viene inquadrato in questa categoria;
  • 43: amputazione bilaterale sotto il ginocchio ed equivalenti;
  • 44: amputazione monolaterale sotto il ginocchio ed equivalenti;
  • 45: amputazione bilaterale sopra o sotto il gomito ed equivalenti;
  • 46: amputazione monolaterale sopra il gomito ed equivalenti;
  • 47: amputazione monolaterale sotto il gomito.

 

Le protesi rendono il più possibile indipendente e normale la vita quotidiana di chi ha subito una amputazione, tuttavia per la pratica sportiva le protesi fornite dal servizio sanitario nazionale non sono idonee. Le protesi realizzate per la pratica sportiva devono essere estremamente funzionali e resistenti al fine di sopportate le sollecitazioni durante la corsa e i salti. Grazie ai materiali dell’industria aerospaziale (fibre di kevlar e carbonio, leghe di titanio) ad alto contenuto tecnologico, si sono realizzati piedi protesici dinamici – a restituzione di energia – che consentono risultati di alto livello che in alcuni casi sono paragonabili a quelli degli atleti normodotati.

Per l’inserimento sul moncone dell’arto amputato queste protesi hanno una particolare invasatura flessibile, con all’interno una camera d’aria che durante l’attività permette una maggiore pressione sul moncone stesso, contrastando lo scivolamento provocato dal sudore prodotto.

Per la realizzazione di protesi competitive sono necessarie analisi cinematiche del gesto tecnico, con la determinazione delle posizioni, delle velocità e delle accelerazioni lineari ed angolari richieste dalle varie specialità, unitamente ad analisi cinetiche, mediante la determinazione delle sollecitazioni meccaniche.

Per un amputato di arto inferiore, in condizione di utilizzare una protesi, l’adattamento funzionale nei confronti della stessa viene realizzato dalle diverse risposte elastiche provocate sul terreno: la molteplicità di esercizi eseguiti e le conseguenti diversificate sollecitazioni meccaniche favoriranno una graduale e sempre più affinata capacità di gestione di tale ausilio.

Nel percorso di adattamento alla protesi, l’atleta strutturerà le informazioni che prima venivano trasmesse al SNC da parte dei recettori neuro-muscolari e tendinei con nuove sensazioni di tipo meccanico. Tali sensazioni risulteranno gradualmente sempre più controllabili e modificabili dalla volontà dell’atleta che potrà, successivamente, effettuare intenzionalmente gesti con forza e ampiezza adeguati alle diverse esigenze tecniche delle varie specialità.

Una volta acquisito un buon livello di sensibilizzazione e adattamento all’uso del mezzo protesico, le proposte tecnico-didattiche per chi pratica atletica leggera paralimpica sono le stesse degli atleti normodotati (cfr Guide Tecniche FIDAL).

 

Scelta dell’attività motoria da proporre

Nel caso specifico, l’attività motoria adattata che si propone riguarda un lavoro basale per la strutturazione della forza, del core stability, del riassetto posturale ed una progressione didattica delle andature addestrative alla corsa veloce, mantenendo coscienza dell’obiettivo agonistico dell’atleta di riferimento che si sostanzia nella partecipazione alle gare dei 100 metri piani.

La progressione di carico – in termini di complessità, intensità e volume – tiene in considerazione sia il livello dell’equilibrio statico e dinamico che dei movimenti compensatori, unitamente all’eventuale mancato intervento da parte di alcuni muscoli e degli effetti esercitati dall’arto controlaterale sulla postura che possono provocare alterazioni alla colonna vertebrale.

Appare evidente che migliorare il grado di forza strutturale e della muscolatura profonda, consentirà di stabilizzare l’assetto della colonna e rendere non solo più efficace l’espressione di forza, ma anche migliorare l’aspetto preventivo, considerando che il rischio di infortuni appare inevitabilmente accentuato in questa prima fase di addestramento tecnico e preparazione atletica.

Un lavoro molto importante e propedeutico è rivolto all’ottimizzazione posturale.

 

Studio della letteratura scientifica

Cfr le seguenti pubblicazioni:

 

Traduzione

La fibra di carbonio per la realizzazione dei piedi protesici per lo sport ha consentito agli atleti speciali, ed alle persone amputate che vogliono praticare attività sportiva amatoriale o agonistica, di partecipare a competizioni di corsa. È stato dimostrato che all’aumento della velocità di corsa la stifness rimane invariata nei lati in cui vi è la protesi, anche se la stessa aumenta in corridori robusti.

Ciò dipende dalla rigidità torsionale e degli angoli alle articolazioni. Così dal miglioramento della comprensione della funzionalità dell’arto e la regolazione della rigidità negli atleti ci si può aspettare un miglioramento nella produzione dei piedi protesici e conseguentemente delle strategie riabilitative. L’obiettivo dello studio è investigare la regolazione della rigidità al variare del tipo di superficie durante una performance di velocità in condizioni di affaticamento.

Otto atleti si sono sottoposti ad una performance di velocità e sono stati eseguite analisi cinetiche-cinematiche sia negli arti normali che negli arti amputati. Durante l’incremento di velocità non vi sono rilevanti differenze tra gli arti protesico e normale. Non sono emerse neanche differenze significative dell’angolo al ginocchio nell’arto protesico e normale ad ogni range di velocità. Non si evidenziano apprezzabili differenze neanche in ambito di tripla estensione (caviglia – ginocchio – anca) nell’impatto al suolo, anzi appare migliore la condizione del lato con arto protesico venendo attenuato l’impatto al suolo. Quindi la regolazione della stifness è diversa tra le parti con piede protesico e arto normale durante l’azione di corsa veloce.

 

  • PUBMED, Carbon fibre prostheses and running in amputees: a review, Nolan L, Laboratory for Biomechanics and Motor Control, Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden;
  • PUBMED, Elite long jumpers with below the knee prostheses approach the board slower, but take-off more effectively than non-amputee athletes, Willwacher, Funken J., Heinrich K., Müller R.,  Hobara H., Grabowski A.M., Brüggemann G.P., Potthast W., Institute of Biomechanics and Orthopaedics, German Sport University Cologne;
  • POLETTI M., Atletica Leggera Paralimpica, FISPES 2017
  • VANLANDEWIJCK Y. C., THOMPSON W. R., Training and coaching the Paralympic athlete, Wiley Blackwell, USA, 2016
  • VANLANDEWIJCK Y. C., THOMPSON W. R., The Paralympic athlete, USA, 2016

 

Obiettivi

  • miglioramento della forza strutturale, dell’equilibrio dinamico e l’acquisizione degli automatismi e della sensibilità necessari per ottimizzare l’efficienza e l’efficacia in allenamento e gara;
  • addestramento tecnico di primo livello finalizzato al transfer del vissuto motorio-sportivo ante amputazione all’attuale attività sportiva adattata;
  • partecipazione a gare di corsa veloce (100 metri piani);

 

prerequisiti motori

  • indipendenza e deambulazione efficace
  • equilibrio dinamico e movimenti compensatori tali da rendere sicuro l’avviamento all’attività sportiva adattata
  • sufficiente plasticità coordinativa

 

Test (valutazione diagnostica)

Note: l’atleta presenta un vissuto motorio – sportivo di buon livello, con una sufficiente conoscenza delle tecniche esecutive dei principali esercizi sia di condizionamento fisico che tecnici. Sebbene negli ultimi 3 anni – successivi alla completa riabilitazione – non abbia praticato attività motoria-sportiva, l’arco temporale prolungato ha fatto si che sono rispettati i livelli di autonomia, indipendenza, sensibilità nei movimenti sia funzionali alla quotidianità che ad altri ambiti.

Allo stato attuale, non mostrando evidenti criticità posturali, malgrado gli inevitabili atteggiamenti compensatori, si focalizza l’attenzione sulla forza strutturale e degli arti inferiori (compreso l’arto amputato), oltre all’analisi dell’equilibrio dinamico analizzando, mediante un sensore isoinerziale (gyko) di ultima generazione, l’oscillazione rispetto all’asse rispettivamente del lato con arto amputato e arto sano. Relativamente al test sulla forza, in considerazione della fase iniziale dell’approccio all’attività sportiva adattata, tenuto conto del lungo periodo senza attività motoria e per salvaguardare il giusto grado di sicurezza, si è scelto di utilizzare test di tipo isometrico per la parte superiore del corpo e la serie lenta (ad esaurimento e senza sovraccarico) per gli arti inferiori (compreso l’arto amputato).

Inoltre sempre mediante sensore isoinerziale e sistema di fotocellule integrato con videoanalisi si analizza l’esecuzione dello skipping su 20 metri (ampiezza del movimento, corretta esecuzione in linea, coordinazione, oscillazione, velocità di esecuzione, eventuale sensazione di dolore), mentre con l’optojump si valuta il tempo di contatto al suolo nello skipping sul posto di entrambi gli appoggi. Quindi la valutazione di ogni test (con punteggio da 0 a 5) tiene conto di ognuna di queste analisi. I test sono svolti indoor al fine di rendere il più standardizzate possibili le condizioni di esecuzione degli stessi.

 

Scala di valutazione da 0 a 5

 

Forza/core stability

  • plank prono: 2
  • reverse plank: 1
  • side plank dx: 2
  • side plank sn: 4
  • ½ squat mono: 4
  • ½ squat mono arto con protesi: 0
  • ½ squat: 3

 

Equilbrio dinamico

  • Oscillazione rispetto all’asse
    • Dx (protesi): 1
    • Sn: 3

 

Analisi skipping 20 mt

  • Arto protesi: 0
  • Arto normale: 2

 

Analisi skipping sul posto

  • Arto protesi: 0
  • Arto normale: 2

 

 

Avviamento propedeutico e Scelta del metodo del 1° mesociclo

Note: il periodo preso in esame è successivo ad una fase propedeutica di avviamento. Infatti il soggetto, sebbene ha un vissuto motorio e sportiva ex ante rispetto all’amputazione, approccia l’attività sportiva adattata per la prima volta dall’incidente occorso 4 anni prima. Come già evidenziato presenta, grazie alla giovane età ed alla costituzione fisica maturata nelle fasi evolutive in esito allo sport precedentemente praticato, un buon quadro di partenza, tuttavia è un neofita sia come praticante attività sportiva adattata che come aspirante atleta speciale di atletica leggera.

In esito a quanto appena esposto è stato necessario un periodo di alcune settimane propedeutico al 1° mesociclo. Tale avviamento ha previsto un approccio metodologico di tipo globale, semplificando le richieste e favorendo una percezione completa (“grezza”) del gesto con sensazioni che favoriscono la corretta esecuzione della prassia proposta. Nell’approccio iniziale al gesto tecnico il ritmo esecutivo diventa un elemento di fondamentale importanza, insieme al movimento globale semplificato costituisce la base adeguata sulla quale costruire i successivi apprendimenti.

Tale impostazione è finalizzata a garantire la piena riuscita delle prime esperienze, eliminando possibili frustazioni conseguenti ad eventuali fallimenti.

Aumentando i livelli motivazionali e la disponibilità ad un sempre maggiore impegno, inoltre, assicurerà un ottimo feedback psicologico.

Dopo questa fase si passa ad un metodo globale – analitico tendente al miglioramento degli aspetti coordinativi e nel perfezionamento del gesto. È importante l’attenzione a porre l’asticella dell’obiettivo ad un livello che ne permette il superamento e un suo graduale innalzamento per mantenere alta la componente motivazionale. Questa fase di avviamento consente di scoprire (riscoprire) il movimento atletico nel quale verranno utilizzati gli schemi motori di base della specialità prescelta.

 

Il nostro atleta per correre bene deve imparare (reimparare):

  • il corretto appoggio del piede e del piede protesico
  • il coordinamento della fase d’appoggio con quella successiva di spinta
  • l’estensione completa dell’arto inferiore
  • a variare la velocità di corsa
  • a coordinare l’azione degli arti superiori con quella degli arti inferiori nell’esecuzione delle diverse azioni di corsa, mantenendo una corretta posizione del busto.

 

La prima settimana di lavoro è stata condotta in parte per l’apprendimento dei test da dover eseguire (per sterilizzare l’effetto apprendimento nelle successive misurazioni) ed in parte per l’esecuzione degli stessi. Questo tempo è stato utile anche a familiarizzare con il movimento sportivo on track e valutare eventuali comparse di fastidio e/o dolore.

Le successive 4 settimane sono state volte alla programmazione di 1° livello, cercando di lavorare soprattutto sui seguenti aspetti:

  • andature addestrative, inizialmente su sabbia per poi passare gradualmente al tartan, utilizzandole sia come mezzo tecnico che come condizionamento fisico graduale;
  • core stability: tenute isometriche;
  • forza arti inferiori mediante il metodo della serie lenta senza sovraccarico;
  • ogni seduta di lavoro prevede le fasi di warm up e cool down in cui si sfruttano esercizi finalizzati al miglioramento dell’assetto posturale, della mobility e dello scarico finale;
  • la frequenza degli allenamenti, la durata e l’intensità sono minimi ma progressivi nell’arco temporale del mesociclo;
  • alla fine del mesociclo si replicheranno i test per valutare se vi siano stati effetti positivi o meno ed apportare eventuali correttivi alla metodologia.

 

In questa prima fase non vi sono particolari materiali da utilizzare.

 

Sequenza degli esercizi

 

Core Stability e forza arti inferiori

 

  1. Crunch + front plank
  2. Crunch dx + side plank dx
  3. Church sn + side plank sn
  4. Dorsali + reverse plank
  5. ¼ squat mono protesi serie lenta al muro
  6. ¼ squat mono serie lenta al muro
  7. ¼ squat bipo serie lenta al muro

 

 

 

 

 

 

Staz. esercizio Reps/tempo

1° settimana

2 giri, r. 30’’/R 90’’

Reps/tempo

2° settimana

3 giri, rec 30’’/R 90’’

Reps/tempo

3° settimana

4 giri, rec 30’’/R 60’’

Reps/tempo

° settimana

5 giri, rec 0/R 60’’

1 Crunch + front plank 30+30’’ 40+40’’ 50+50’’ 60+60’’
2 Crunch dx + side plank dx 15+15’’ 20+20’’ 30+30’’ 40+40’’
3 Church sn + side plank sn 15+15’’ 20+20’’ 30+30’’ 40+40’’
4 Dorsali + reverse plank 30+30’’ 40+40’’ 50+50’’ 60+60’’
5 ¼ squat mono serie lenta al muro Serie lenta esaur

5’’ ECC – 1’’ STOP – 5’’ CONC

6 ¼ squat mono protesi serie lenta al muro Serie lenta esaur

5’’ ECC – 1’’ STOP – 5’’ CONC

7 ¼ squat bipo serie lenta al muro Serie lenta esaurimento

7’’ – 1’’ – 7’’

 

Skipping sul posto e in linea

  1. Sul posto su sabbia
  2. In linea su tartan

Finalità del lavoro

Questo tipo di lavoro addestrativo è finalizzato a migliorare la sensibilità e consapevolezza del ritorno informativo dal contatto col suolo/sabbia e la correttezza esecutiva del gesto. Tipicamente gli atleti con arto amputato rischiano di eseguire movimenti innaturali e poco fluidi con la tendenza a portare il piede protesico verso l’esterno, l’obiettivo delle prime settimane è aumentare la consapevolezza e l’automatismo del corretto schema motorio specifico.

L’utilizzo iniziale della sabbia ed il graduale successivo passaggio al tartan vuole evitare l’invasività del secondo su un atleta neofito che potrebbe avere problemi nel gestire il piede protesico per lo sport e non essere ancora fisicamente pronto a sopportare le sollecitazioni ben diverse da quelle della deambulazione quotidiana. Tuttavia bisogna prestare particolare attenzione alla fossa sabbiosa ed assicurarsi che sia la densità che la distesa della sabbia sia ideale prima di ogni serie di ripetizioni in quanto il piede protesico non è concepito per allenamento su superfici sabbiose bensì su piste di atletica.

 

 

 

 

Stazione esercizio Sets/reps

1° settimana

Sets/reps

2° settimana

Sets/reps

3° settimana

Sets/reps

° settimana

1 Skipping su sabbia 6x 15, r 90’’ 2x 4x 20, r 60’’/R’ 90’’ 3x 3x 30, r 60’’/R 90’’ 2x 6x 30
2 Skipping su pista     6x 20 mt, rec passo 2x 4x 20 mt, rec passo

 

Il lavoro su sabbia viene svolto inizialmente in modo lento e controllato, cercando l’ampiezza e fluidità di movimento, nelle successive settimane si proverà a cercare di aumentare la rapidità di movimento ed inserire la frequenza nell’ampiezza acquisita.

Sia prima che dopo le serie di skipping si eseguono 100 mt andata e ritorno di corsa lenta per prendere confidenza con il gesto e la consequenzialità di balzi di cui è composta l’azione di corsa.

Lo skipping su pista viene inserito solo dalla 3° settimana una volta assimilato l’automatismo del lavoro sul posto. In questa fase bisogna fare particolare attenzione, dopo ogni serie, alla verifica della protesi in quanto, essendo una sollecitazione nuova per l’atleta neofita, potrebbe essere necessario calibrare al meglio la compatibilità/aderenza moncone-protesi.

Alla fine di ogni set si prosegue il rettilineo con una progressione in scioltezza fino ai 100 metri ricercando, sempre con maggiore decisione, ampiezza di movimento e riducendo l’oscillazione. La progressione nei microcicli deve puntare ad aumentare la precisione e velocità di movimento senza esasperare la performance (almeno in questo primo mesociclo).

 

Test (valutazione sommativa)

 

Forza/Core stability

  • plank prono: 4 (+)
  • reverse plank: 3 (+)
  • side plank dx: 4 (+)
  • side plank sn: 4 (+)
  • ½ squat mono: 5 (+)
  • ½ squat mono arto con protesi: 2 (+)
  • ½ squat: 4 (+)

 

 

 

 

Equilbrio dinamico

  • Oscillazione rispetto all’asse
    • Dx (protesi): 3 (+)
    • Sn: 4 (+)

 

Analisi skipping 20 mt

  • Arto protesi: 2
  • Arto normale: 3

 

Analisi skipping sul posto

  • Arto protesi: 2
  • Arto normale: 4

 

Osservazioni

Dopo una fase di avviamento ed una prima settimana di apprendimento per la somministrazione dei test per la valutazione diagnostica, si è provveduto a programmare un mesociclo introduttivo per un giovane atleta neofita reduce dall’amputazione dell’arto inferiore. Per evitare inutili fattori di stress e rischio di frustrazione si è provveduto ad attuare un approccio tale da prevedere una graduale progressione motivante che possa sortire il raggiungimento degli obiettivi preposti.

Dall’analisi dei test di valutazione sommativa emergono miglioramenti in ogni aspetto valutato e gli obiettivi fissati ad inizio mesociclo sono stati soddisfatti. L’atleta presenta un’elevata spinta motivazionale e probabilmente la programmazione è stata anche troppo prudente, allo stato attuale si ritiene di poter iniziare una progressione sia tecnica che atletica di livello superiore facendo direttamente riferimento alle linee guida FIDAL per atleti normodotati seppur adattate alla condizione specifica dell’atleta in oggetto.

Progettazione di un Microciclo di allenamento per Sport di Squadra in Età Adulta – Parte 2

Clicca qui per leggere la prima parte

Le caratteristiche delle persone del campione di popolazione cui è destinata la proposta di progettazione del microciclo di allenamento per Sport di Squadra (Es.).

  1. Età media: 23 anni (molti ancora eligibili per la Nazionale Emergenti);
  2. Genere: Maschile;
  3. Caratteristiche somatiche: Eterogenee, differenti per 

Progettazione di un Microciclo di allenamento per Sport di Squadra in Età Adulta – Parte 1

Presentazione del progetto di articolazione di un microciclo di allenamento

microciclo di allenamento Il presente progetto di microciclo di allenamento riguarda un campione in età adulta identificato da una squadra (sport di squadra da campo) militante nel campionato nazionale di Serie A. La scelta è motivata dall’interesse circa le peculiarità specifiche del modello prestativo in oggetto. 

FABBISOGNO ENERGETICO, ALIMENTAZIONE E SPORT – parte2

La trasformazione di energia e le riserve energetiche[1]

L’unica fonte di energia immediatamente utilizzabile per la contrazione muscolare è rappresentata dall’ATP. Poiché la riserva di ATP è limitata esistono diverse modalità di risintesi. La velocità di contrazione muscolare è funzione della disponibilità energetica. I fosfati ricchi di energia forniscono la più ampia disponibilità, mentre la combustione aerobica[2] degli acidi grassi la minima.

FABBISOGNO ENERGETICO, ALIMENTAZIONE E SPORT – parte1

Richiami sui principi della nutrizione[1]

Il metabolismo rappresenta un fattore fondamentale per la vita con la sua continua assunzione e cessione (ricambio) di sostanze dal/all’ambiente.

La nutrizione si sostanzia nella sommatoria dei processi attraverso i quali l’organismo assume dall’ambiente le sostanze indispensabili al mantenimento delle proprie funzioni vitali. Il nutrimento, in forma solida e liquida, attraversa un processo composto dalle seguenti fasi:

Allenamento della forza speciale negli sport da combattimento

 

La grande difficoltà nell’allenamento degli sport da combattimento sta nel gran numero di elementi fisici e tecnici da allenare all’interno di una programmazione ben strutturata.
In questo breve video possiamo vedere un allenamento di forza di un lottatore. Attraverso l’utilizzo e la fusione di elementi generali e specifici, raggiungiamo il nostro obiettivo che era quello di stimolare l’organismo dell’atleta con degli elementi di forza multiarticolare, multiassali e funzionali al gesto di gara.

La preparazione atletica nel Trial

Trial- Valutazione e proposta dell’allenamento fisico

14390997_567184140131342_1917398872649716502_n Il Trial è una disciplina sportiva in crescita e già molto diffusa nel nostro paese. Sono molti gli atleti italiani che partecipano o hanno partecipato a competizioni di altissimo livello. Purtroppo come tanti altri sport, è considerato “minore” e per questo sono poche le informazioni che possiamo trovare al riguardo, soprattutto per quel che riguarda la preparazione atletica.

Allenamento della forza negli Under14- Proposta pratica.

1280px-squat_womanMolto spesso ci siamo trovati a discutere sull’allenamento della forza in ambito giovanile, infatti , anche qui sul nostro sito, potete trovare diversi “articoli” che trattano questo argomento. Nella fattispecie abbiamo sempre cercato di divulgare l’idea che l’allenamento della forza in ambito giovanile non deve essere un dogma, anzi, è una risorsa per tutti gli allenatori, ma soprattutto può essere un’ottima fonte di benefici per il ragazzo-atleta.

Il picco di crescita (PHV) nella programmazione dell’allenamento giovanile.

Crescita, maturazione e sviluppo – dalla teoria alla pratica.

La nostra esperienza nel campo della preparazione fisico atletica, ci ha fortunatamente permesso di poterci confrontare molto spesso con l’allenamento giovanile, con bambini e ragazzi di tutte le età sia in ambito femminile che maschile, non solo come preparatori ma anche come docenti per corsi di formazione. E’ proprio ai corsi di formazione che riscontriamo il problema più grande, ovvero l’allenatore

La valutazione del Rom° per una migliore riabilitazione

L’importanza della valutazione del rom articolare, nella riabilitazione del legamento crociato anteriore.

  Cattura Oggi siamo con Matteo, un’atleta di 16 anni che nel mese di Maggio 2016, durante un allenamento di rugby ha purtroppo subito una lesione del legamento crociato anteriore. Dopo essere stato operato e seguito nella prima fase di riabilitazione dal fisioterapista, Matteo ha avuto il via libera per iniziare la prima fase di ripresa all’attività motoria, finalizzata al completo recupero psico-fisico. In accordo con il medico e il fisioterapista, abbiamo sottoposto Matteo ad un semplicissimo test di valutazione del Rom° articolare, utilizzando il sensore isoinerziale Gyko Re-Power; abbiamo chiesto al ragazzo di effettuare una semplice flessione della gamba e abbiamo registrato i risultati. 20160829_180554

Come potete osservare dalla prima immagine, in alto, abbiamo comparato l’arto lesionato (il sinistro) con il controlaterale ed è evidente come ci sia ancora una differenza nella mobilità  (consideriamo che sono passati appena 2 mesi e mezzo), di circa 20-23 °. Questo però non è l’unico dato che ci viene indicato, infatti potete trovare altre due voci: la Fluidità del movimento (FL) che differenzia di soli 0,2 punti e infine la velocità del movimento (espressa i gradi al secondo °\s) che come per il rom° , presenta una sostanziale differenza di almeno 13-20°\s.

Il monitoraggio di questi ultimi due dati (in aggiunta a quello del rom° che viene calcolato con elevata precisione), diventa di fondamentale importanza per una migliore valutazione e programmazione del piano di recupero studiato insieme allo staff medico.

Infatti il legamento crociato di Matteo è stato ricostruito prelevando un tendine dal flessore e questo comporta una perdita nella velocità della flessione e di mobilità negli ultimi gradi dello stesso movimento. Questo test, quindi, ci ha permesso di valutare come la mobilità dell’articolazione del ginocchio, sia fondamentalmente recuperata, ma la tipologia di intervento utilizzata sul ragazzo, fa si che debba essere posta attenzione anche sul recupero del flessore per migliorare i parametri appena descritti.